Margherita Oggero: «la mia Barriera Milano tra infanzia e cinema»

Barriera Milano

Barriera Milano © Flickr/Uccio D'Agostino

L’itinerario speciale dell’autrice nel quartiere torinese. Uno dei percorsi del progetto di riqualificazione A Barriera c’è il mare

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Torino - Martedi 20 dicembre 2016

Barriera di Milano è uno storico quartiere operaio della periferia torinese, sorto alla fine dell’800 su quella che era la Strada Reale d’Italia, che collegava Torino a Milano, da cui il nome. Zona di industrie e manifatture, ospitò nel corso del Novecento gli operai non solo piemontesi ma provenienti soprattutto dal Sud Italia durante la prima ondata migratoria. Un luogo in costante ridefinizione, dove alle case di ringhiera, le cosiddette boite, si affiancarono presto mercati, piole, cinema e balere, sfondo sociale per un mix di dialetti e stili di vita. Nulla a Barriera è sedimentato: oggi la nuova ondata migratoria, dai confini più allargati, sta contribuendo a ridefinire l’identità del quartiere, che cerca di gestire le situazioni complesse e le frizioni tra culture anche attraverso iniziative di lavoro collettivo e recupero storico.

Il più recente esempio è A Barriera c’è il mare, l’interessante progetto di comunità a cura di Comitato Urban Barriera di Milano, Bagni di via Agliè, Laboratori di Barriera e Fondazione Contrada , che ha fruttato un sito internet, www.turinbarriera.it, e una mappa turistica distribuita negli infopoint cittadini. Lo scopo è valorizzare un territorio ricco di storia e cultura, e raccontare ai visitatori le caratteristiche e le cose belle da vedere in Barriera. Mangiare e bere, arte, made in Barriera, relax e foto, queste le etichette sotto le quali abitanti e personaggi noti sono stati invitati a inserire luoghi tipici, o affettivamente importanti, posti che sapessero parlare non solo a chi conosce già il quartiere, ma a chi arriva da fuori, e portassero in superficie la storia di Barriera Milano, i suoi abitanti e le sue attività e particolarità. 70 in tutto i luoghi interessanti, segreti o insoliti, alternativi o conosciuti, frutto di un questionario compilato tra abitanti, scuole, mercato e web che ha restituito una fotografia del quartiere

Sono inoltre 6 gli itinerari d’autore, a cura di testimonial legati a Barriera di Milano per motivi professionali o personali, tra loro l'artista Alessandro Bulgini, il musicista Vito Miccolis (alias Dottor Lo Sapio), lo scrittore Marco Magnone, il giornalista de La Stampa Paolo Coccorese, l'architetta Valentina Farassino, figlia del celebre Gipo, e la scrittrice Margherita Oggero. Con lei abbiamo fatto quattro chiacchiere sul quartiere, a ritroso nel tempo.

«Non vivo in Barriera da più di mezzo secolo – ride la Oggero - però ci sono stata, ci ho vissuto subito dopo la guerra perché casa nostra era stata bombardata, i miei avevano affittato una specie di stanzone privo di comodità e mi avevano allocata dai nonni, che invece stavano in Barriera. Ci ho vissuto per tutte le elementari, ed è rimasta nel cuore perché è il luogo della mia infanzia». Oltre alla chiesa di Nostra Signora della Pace, sede del catechismo, l’autrice segnala anche la scuola elementare Aristide Gabelli dove, dice «ho imparato, grazie a una brava maestra, la metà delle cose che so». Un luogo che, più di tanti altri, accoglie la sfida del cambiamento sociale nel quartiere: 1era la scuola a cui era già andata mia madre – aggiunge la Oggero, insegnante in pensione – le sono rimasta legata, adesso è frequentata in maggioranza da extracomunitari con maestre molto brave».

Come la scuola, anche altri luoghi pubblici, in particolare i bagni di Via Agliè, tornati oggi a essere molto frequentati dopo l’abbandono post boom economico degli anni ’60, e il mercato di piazza Foroni sono le zone della vita comune più interessate dai cambiamenti del quartiere. «Il mercato – racconta Margherita Oggero – è un luogo che ha conosciuto molti cambiamenti, non fosse altro che sono arrivati prodotti che a nord non si erano mai visti, e modi di cucinare che erano suggeriti dai venditori. Ha consentito una vera integrazione al tempo della grande immigrazione meridionale: ci si parlava di più, la stragrande maggioranza di questi immigrati erano venuti al nord e avevano trovato lavoro, l’inserimento era favorito».

Un processo che, con la nuova migrazione, sembra più complesso, e si inserisce in un quartiere bisognoso di attenzioni e concreta riqualificazione: «per quello che vedo io, che frequento Barriera perché ho persone amiche che ci abitano, non si fa praticamente niente – commenta l’autrice – spaccio e sporcizia sono anche altrove, ma non è una notizia consolante. Come dico sempre, bisognerebbe che arrivasse il Papa ogni quindici giorni, invece è un quartiere lasciato un po’ a sé. È vero, ci sono tanti problemi: la presenza massiccia di immigrati non integrati, anche se una buona parte lo è, crea difficoltà nella vita comune e nei suoi luoghi. L’integrazione avrebbe bisogno di un tempo abbastanza lungo e della fine di una congiuntura economica sfavorevole che ha fatto perdere lo slancio economico al paese intero».

Tra latterie, venditori di ghiaccio, salumerie e pasticcerie che ora non ci sono più, i ricordi di Margherita Oggero ruotano però prevalentemente intorno al mondo dello spettacolo. In particolare, nella sua storia personale di Barriera di Milano hanno un posto privilegiato alcuni cinema, oggi ormai chiusi. «All’epoca – ricorda – erano tanti: il Palermo, in corso Palermo, il Sociale, in corso Vercelli, l’Adua, quello che ha resistito più a lungo, in corso Giulio Cesare. I cinema erano i luoghi di grande frequenza perché, ovviamente, erano il divertimento più economico. Ma erano cinema di periferia, di terza, quarta visione: le pellicole arrivavano dopo aver fatto tutto il giro del centro. All’Adua si facevano gli spettacoli di varietà: è lì che ho conosciuto l’avanspettacolo nella sua versione povera. Nei cinema del centro, il Romano o il Maffei, c’erano le grandi compagnie che andavano anche nei teatri, all’Adua e al Fortino, un po’ fuori ma non lontano, in via Cigna, c’era invece il varietà. Erano spettacoli che a me sono rimasti nel cuore e che ho rivisto nei film di Fellini, con il teatrino della Barafonda: i numeri citati e visti in quei film mi ricordano quelli di fine anni ‘40 e inizio ’50 che trovavo nei cinema di Barriera di Milano».

Margherita Oggero

Alessandra Chiappori

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