Natale in casa Cupiello, la commedia di De Filippo al Carignano

Natale in casa Cupiello

Natale in casa Cupiello © www.teatrostabiletorino.it

Con la regia di Antonio Latella. Una rilettura radicalmente innovativa senza togliere una riga al testo originale. Dal 10 al 22 gennaio

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Torino - Venerdi 23 dicembre 2016

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Il Natale di De Filippo è una cruda constatazione del fallimento della famiglia. Antonio Latella, senza togliere una riga del testo originale, in una rilettura radicalmente innovativa, spinge la propria regia fino agli estremi: in una ambientazione dalle tinte barocche e decadenti, ogni personaggio porta in scena la propria disperazione e un alter ego animale.

Natale in casa Cupiello, la commedia tra le più note di Eduardo De Filippo, nasce nel 1931. Va in scena per la prima volta il 25 dicembre di quell'anno al Teatro Kursaal di Napoli come atto unico e segna il debutto dei tre fratelli De Filippo nella compagnia del Teatro Umoristico.

Portata a tre atti, Eduardo la interpreta fino alla fine degli anni Settanta, continuando a lavorare al copione, arricchendolo, tagliandolo, ridefinendo i personaggi secondari, curandone le versioni radiofoniche e soprattutto quelle televisive.

Luca Cupiello tenta di ricostruire la sua famiglia ideale attraverso il presepe. Ed è qui che interviene il dramma: nessun componente della famiglia riesce a ritrovarsi, o meglio a riconoscersi, davanti alla natività che ogni anno il capofamiglia ricompone; nessuno sa gioire più di quella innocenza fanciullesca che nella sua assoluta cecità Cupiello esalta.

Il Natale di Antonio Latella è stato fin dal suo debutto oggetto di giudizi contrastanti e di un vivace dibattito critico, che ha messo in evidenza le complesse sfaccettature di questa edizione, che si nutre di un cast di grandi interpreti (Francesco Manetti, Monica Piseddu, Lino Musella, Valentina Acca, Francesco Villano, Michelangelo Dalisi, Leandro Amato, Giuseppe Lanino, Maurizio Rippa, Annibale Pavone, Emilio Vacca, Alessandra Borgia).

Lo spettacolo supera la tentazione naturalistica per addentrarsi, come il regista ci ha abituato, in una rilettura dove simboli, azioni e registri gridano la critica al perbenismo e alla celebrazione di un modello sociale e familiare ipocritamente fasullo già nel 1931.

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