Locali e Caffé storici a Torino: una guida su dove andare

Bicerin al Caffé Mulassano

Bicerin al Caffé Mulassano © Flickr/« R☼Wεnα »

Un itinerario in città, tra le sale che hanno fatto la storia d'Italia. I luoghi dei Savoia, di Cavour, Nietzche, Dumas e Pavese. Tra bicerin e gianduiotti

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Torino - Giovedi 12 gennaio 2017

Chi ha detto che il turismo culturale in Italia si basa solo su musei e patrimonio artistico? C’è un altro scrigno di tesori che racconta tradizioni, società e modi di vivere, tutelato e promosso dall’Associazione Locali storici d’Italia. Con più di 240 luoghi, tra cui caffè, pasticcerie, hotel e ristoranti, i Locali storici d’Italia sono radunati in una guida che raccoglie storie ed episodi di posti con almeno 70 anni di vita, protagonisti a vario titolo di pagine della storia italiana. Tra illustri personaggi, arredi eleganti e aria raffinata d’altri tempi, perché non approfittare dello spunto e riscoprire Torino attraverso i tanti locali storici che si trovano tra le sue vie e che hanno ospitato, nel tempo, alcuni famosi protagonisti della storia?

L’esplorazione parte dal cuore della città, i portici di via Po, con la prima imperdibile tappa, il Caffè Gelateria Fiorio, circolo dei più severi conservatori, dove Carlo Alberto di Savoia era solito prendere informazioni e dove nel 1821 rischiò di essere avvelenato proprio dai nemici politici tra cui Prati, Collegno, Balbo, Lisio, Santarosa. Tra i suoi frequentatori Cavour, D’Azeglio, e Nietzche, che ne amava i buonissimi gelati famosi ancora oggi. L’arredamento è in linea con la storia: all’atmosfera ottocentesca si aggiungono un bancone in marmo del 1920 e vistosi decori liberty.

Poco distante c’è il Caffè Confetteria Abrate con le sue vetrine anni Venti-Trenta. Il locale, ottocentesco, è attualmente ampliato ma porta avanti la tradizione pasticcera e dolciaria: durante l’era Savoia Abrate forniva le colazioni alla Scuola Regia di Cavalleria, e nel tempo conquistò i palati dei grandi nomi del Teatro Regio, tra cui Puccini, Rossini, Tamagno, ma anche alcuni “golosi” del neonato Regno d’Italia, come Lamarmora, Ricasoli, Rattazzi e Menabrea.

Se proseguirete verso il fiume, vi imbatterete, in Piazza Vittorio Veneto, nel ristorante Porto di Savona, che deve il nome ai collegamenti che, nell’Ottocento, partivano proprio davanti alle sue vetrine verso la costa e il porto mercantile di Savona. Tra le sue sale, con arredi ottocenteschi e qualche accenno liberty, era solito ritrovare il gusto della cucina piemontese Mario Soldati, imitato poi negli anni da Luis Sepulveda, Nanni Moretti, Raoul Bova.

Dalla parte opposta di via Po, Piazza Castello offre due locali storici con i fiocchi. Baratti & Milano spicca oggi sotto i portici della piazza, anche se subì, dal 1858, diversi traslochi. Il locale attuale è un piccolo gioiello liberty firmato dall’architetto Casanova con decori ricchissimi che variano da bassorilievi in bronzo a marmi intarsiati, stucchi, lacche e arredi. Qui erano soliti ritrovarsi per un caffè e un dolce Mascagni e Gozzano.

Del resto Gozzano amava frequentare anche l’attiguo Caffè Mulassano, dove si potevano ritrovare anche Soldati e Giovanni Arpino, oppure Macario. L’esplosione di liberty non si contiene nemmeno qui tra decorazioni, un soffitto a cassettoni, pareti ornate di specchi e boiserie, tutto firmato dall’ingegner Vandone insieme a un team di artigiani. La chicca? Pare che proprio qui, al Mulassano, furono inventati i tramezzini, irrinunciabile spuntino torinese.

Abbandonato l’asse centrale, nelle vie e piazze del cuore di Torino non finiscono le antiche sorprese. La bellissima Piazza Carignano ospita il noto Caffè del Cambio, luogo frequentato da tantissimi protagonisti del Risorgimento italiano tra cui Rattazzi, Lamarmora, Depretis e Cavour che, durante la presidenza del Consiglio del Regno, fino al 1861, era solito pranzare qui. Il locale è stato restaurato: oggi insieme all’altissima cucina che ne contraddistingue il menu offre naturalmente sale storiche che trasportano in un clima di altri tempi.

C’è anche un hotel nel percorso tra locali storici torinesi, ed è il Grand Hotel Sitea, di via Carlo Alberto. Tappa lussuosa per l’ospitalità più raffinata, l’hotel deve il nome all’edificio, di proprietà della Società Italiana Terme e Alberghi. Tra i suoi ospiti eccezionali, il duca di Genova e la duchessa di Pistoia, ma anche Maria Callas, Pertini, Andreotti e vari presidenti della Repubblica. Ma soprattutto, il Sitea è il luogo del grande jazz: nel 1935 ospitò niente meno che Louis Armstrong e la sua band impegnati in jam session al Teatro Chiarella che sfidavano la crescente censura del Minculpop e, più recentemente, Ray Charles.

Il “salotto” torinese di Piazza San Carlo riserva altre due sorprese raffinate. Sotto ai portici della piazza si trovano infatti la Confetteria Pasticceria Stratta e il Caffè San Carlo. Istituzione per la pasticceria raffinata con le sue caramelle, praline, confetti, canditi e gianduiotti, Stratta era fornitore della Real Casa Savoia, negli anni premiata con varie onorificenze che campeggiano sulle scatole che fanno bella mostra nelle scenografiche vetrine. La facciata originale è in legno, recentemente restaurata, in sintonia con gli eleganti arredamenti interni di sapore ottocentesco.

La medesima atmosfera raffinata si respira al Caffè San Carlo, roccaforte risorgimentale dove si ritrovavano D’Azeglio, Cavour, Giolitti, e dove Crispi convinse la sinistra a intervenire in Africa. Non finisce qui la lista dei “big” di passaggio al caffè: Alessandro Dumas assaporò qui il primo bicerin, l’ammiraglio Cigni e il Duca degli Abruzzi organizzarono qui la spedizione nell’Artide del 1899 con la Stella Polare, Gramsci scriveva ai suoi tavoli le critiche teatrali per l’Avanti!, e personaggi come Einaudi, Croce, De Amicis, Casorati, Gobetti, Medardo Rosso e Bontempelli vi facevano soste culturali.

Allontanandosi dal centro, piazza Carlo Felice offre la bella Confetteria Avvignano, rilevata da Silfredo Avvignano nel 1926 da una precedente rivendita di liquori. Vi si trovano oggi praline e dolcezze, immerse in un locale dove spiccano marmi colorati, lacche, dorature, cristalli e mobili in rara fattura.

Circa dello stesso periodo, caratterizzato dalla decorazione liberty, è il locale che ospita la nota Pasticceria Pfatisch, in via Sacchi. Cioccolateria tra le più prelibate della città, il locale conserva nel laboratorio e nel seminterrato antiche attrezzature di pasticceria. Era frequentata dalla nobiltà: vi gustavano cioccolatail principe Umberto e la principessa Iolanda di Savoia, il duca d’Aosta, il duca di Genova, la contessa Calvi di Bergolo e la contessa di Mirafiori, ma anche intellettuali come Cesare Pavese, Primo Levi, Natalia Ginzburg, Indro Montanelli, Mario Soldati, Norberto Bobbio.

Prendendo la direzione di Corso Vittorio Emanuele si incappa nell’antico Caffè Platti, oggi restaurato ma testimonianza di tre epoche: quella ottocentesca con arredo à la Luigi XVI, quella anni Venti con un soffitto a stucchi, quella decò e razionalista anni Trenta. Da Platti erano soliti prendere un caffè i fondatori delle aziende Fiat e Lavazza, era inoltre un luogo caro a Luigi Einaudi e Cesare Pavese, che qui incontrava l’editore Giulio Einaudi, nonché sosta per tanti nomi che, usciti dal Liceo D’Azeglio, si ritrovarono più tardi tra le fila della classe dirigente torinese.

Immancabile, fuori dal centro, in Piazza della Consolata, il Caffè Al Bicerin, istituzione per la golosa bevanda torinese gustata tra le mura di questo luogo da Cavour, ma anche da Silvio Pellico, Giacomo Puccini, Nietzche, Gozzano, e ancora Italo Calvino, Soldati e Wanda Osiris. Una cioccolateria torinese che riproduce ancora oggi il suo aspetto originale datato 1800.

Tornando indietro, verso Piazza Csatello, la sosta d’obbligo è infine all’Albergo Ristorante San Giors, già Ponte Dora. Vicino al mercato di Porta Palazzo, questo antico albergo con stallaggio era nell’Ottocento luogo di incontro di commercianti e viaggiatori. Il tuffo nel passato è assicurato con decori e arredamento originali dei primi del Novecento, la cucina è tradizionale, con piatti locali e l’immancabile bollito piemontese.

Alessandra Chiappori

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