Pietre d’inciampo a Torino: un monumento diffuso alla memoria

Pietra d'inciampo in via Carlo Alberto

Pietra d'inciampo in via Carlo Alberto © Alessandra Chiappori

18 in tutto le nuove Stolpersteine installate in città. Tra i nomi ricordati, il compositore Leone Sinigaglia. Un omaggio alle vittime della deportazione nazifascista

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Torino - Martedi 17 gennaio 2017

A cercarle con una mappa in mano quasi non si trovano, inserite come sono negli angoli più inattesi della città: per vederle bisogna inciamparci dentro, in modo inaspettato e imprevisto. Eppure sono lì, tra i passi di tutti, incastonate nel lastricato di una pavimentazione che i piedi percorrono tutti i giorni, distrattamente, gli occhi rivolti verso l’alto e non giù, sul selciato, sui marciapiedi, tra i sanpietrini e il cemento che caratterizzano le strade di città, dei centri storici ma anche della periferia. Su ognuna di esse ci sono nomi, date e luoghi, incisi con il chiaro scopo di restare impressi nel tessuto urbano come tasselli, e nella memoria come persone.

Sono le Stolpersteine – in italiano Pietre d’inciampoopera artistica diffusa e partecipata, firmata dal tedesco Gunter Demnig per omaggiare le singole vittime della deportazione nazifascista. A ogni pietra, che ha la dimensione del porfido delle comuni strade e viene inserita nel selciato proprio davanti all’ultima abitazione della vittima che vuole ricordare, è applicata una targa di ottone dove si esplicita l’identità della persona, e dove viene indicata la data in cui fu rapita, deportata, giustiziata, il luogo dove fu condotta a morire, oppure la dicitura disperso. A calpestare Auschwitz o Mauthausen l’occhio fa un sobbalzo, il piede si sofferma, e all’improvviso quella cosa per terra attira l’attenzione, sprigiona il suo valore di opera artistica e racconta, attraverso la sua testimonianza, la storia di singole persone rapite improvvisamente e ingiustamente al loro vivere quotidiano.

Un monumento letteralmente partito dal basso, ma così diffuso che in tutta Europa si contano più di 50mila pietre di inciampo: la numero cinquantamila è stata installata proprio a Torino, nel 2015. Ma sono tante, oltre a Torino, le città italiane dove Demnig si è recato per installare personalmente le pietre: Roma, Viterbo, Siena, Reggio Emilia, Meina, Padova, Venezia, Livorno, Prato, Ravenna, Brescia, Genova, L'Aquila, Bolzano, Ostuni, Chieti, Casale Monferrato, Teramo. Tra martedì 17 e mercoledì 18 gennaio altre pietre arricchiranno non solo le vie della città sabauda ma anche Moncalieri e Avigliana. Saranno 18 in tutte le nuove Stolpersteine installate tra il 17 e il 18 gennaio in città come preambolo delle celebrazioni per il Giorno della Memoria, tra i nomi, quello di Leone Sinigaglia, compositore torinese ebreo, che morì per un malore mentre la polizia nazista lo arrestava, nel 1944 all’ospedale Mauriziano, dove si nascondeva con la sorella grazie alla complicità di un medico. A lui il Conservatorio Verdi dedicherà un concerto nel pomeriggio del 17 gennaio, dopo la cerimonia ufficiale di stamane che ha visto partecipare le istituzioni e lo stesso Deming.

Come Sinigaglia, a partire soprattutto dal 1944 furono oltre quarantamila gli italiani arrestati e portati nei lager, tra loro persone comuni, famiglie, bambini e ragazzi, come quelli dei licei torinesi, presenti alla cerimonia in Piazza Bodoni, a cui è stato rivolto l’invito a ricordare e pensare ai genocidi antichi e recenti nella speranza che simili atrocità non si ripetano.

«Insieme a Leone Sinigaglia ricordiamo i tanti che se ne sono andati in un modo assurdo, difficile da comprendere oggi, un momento in cui i testimoni diretti della tragedia ci stanno lasciando – ha detto l’assessora alla cultura Francesca Leon – abbiamo il dovere non solo di ricordare ma di trasmettere la memoria e farci carico dell’eredità della storia, consapevoli che non ci è dato sapere chi potrebbe esser perseguitato domani. Queste pietre sono un luogo della memoria quotidiano per chiunque cammina in città, una memoria che ci accompagna, attiva, che porta all’assunzione di responsabilità nei confronti del futuro, perché queste cose non accadano più: è una memoria universale di cui dobbiamo farci carico, un invito a tutti i cittadini per non dimenticare».

Tra le Stolperstein installate in giornata, due eccezioni alla regola, tra cui non solo la targa per ricordare Sinigaglia, installata davanti al Conservatorio e non alla sua ultima abitazione per omaggiare l’uomo di cultura e ricordare, come ha sottolineato anche il direttore del Verdi, Marco Zuccarini, la parte buona dell’essere umano, cioè l’arte e la musica. Il presidente della Comunità Ebraica Dario Disegni ha evidenziato anche il valore della pietra posta davanti al Liceo D’Azeglio a memoria di Virginia Montalcini e Franco Tedeschi, per ricordare l’espulsione di tanti allievi dalle scuole in seguito alle leggi razziali

Torino è tra le città italiane che più hanno creduto nel progetto delle Stolpersteine, un’iniziativa che in città si ripete ormai da tre anni e che, raggiunte oggi le 85 pietre, vuole proseguire nel tempo e soddisfare tutte le richieste arrivate. Stolpersteine è infatti un’opera d’arte partecipata, oltre che diffusa: ogni cittadino, associazione o istituzione può richiedere una pietra per ricordare qualcuno ucciso dalla follia nazista. Per i torinesi che volessero omaggiare la memoria di persone vittime della deportazione, il Museo della Resistenza accoglie richieste e permette di compilare gli appositi moduli fornendo le dovute informazioni online. La storia di Gunter Demning, l’idea della prima posa e il proseguimento del progetto dedicato alla memoria sono raccontati invece (in inglese e tedesco) sul suo sito ufficiale, aggiornato a qualche mese fa e con la cronaca di tante delle numerose installazioni sparse per l’Europa.

L’iniziativa torinese delle Pietre d’inciampo si svolge sotto l'Alto Patronato della Presidenza della Repubblica Italiana ed è promossa dal Museo Diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, dei Diritti e della Libertà, dalla Comunità Ebraica di Torino, dal Goethe-Institut Turin e dall'Associazione Nazionale Ex Deportati (ANED) - sezione Torino, in collaborazione con l'Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea "Giorgio Agosti". Qui la mappa interattiva con tutte le pietre, i nomi dei personaggi cui sono dedicate e la loro storia.

Occhio dunque a dove metterete i piedi: potreste inciampare in qualcosa di prezioso che silenziosamente, tra le suole e il viavai, ricorda un’atrocità accaduta non troppo lontano da noi.

Alessandra Chiappori

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