Carnevale di Ivrea 2017: la battaglia delle arance, origini di una sfida

La battaglia delle arance

La battaglia delle arance © Marco Leonardi/www.facebook.com/CarnevalediIvrea

5mila persone, 9 squadre e 50 carri trainati da cavalli. La rievocazione storica che ha radici nel Medioevo. Tra verità e leggenda. Dal 26 al 28 febbraio

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Ivrea (Torino) - Venerdi 24 febbraio 2017

Storia e leggenda, tradizione e spettacolo. La città di Ivrea è pronta a far rivivere lo Storico Carnevale. Una manifestazione tanto amata che affonda le sue radici nel Medioevo e che porta in piazza, ogni anno, migliaia di persone che, oltre a sfilare con le loro maschere più belle e vivere l'allegria della festa, attendono di vedere la Battaglia delle arance che quest'anno si svolge domenica 26, lunedì 27 e martedì 28 febbraio.

Ma forse non tutti sanno le origini di questa sfida che ricorda l'affrancamento dalla città dalla tirannide. Allora, iniziamo con il racconto.

Leggenda vuole, si legge sul sito ufficiale dello Storico Carnevale di Ivrea, che un barone che affamava la Città intorno all’anno 1200 venne scacciato grazie alla ribellione della figlia di un mugnaio, la Mugnania (Violetta) che, promessa sposa (a Toniotto), non volle sottostare allo jus primae noctis imposto dal tiranno a tutte le spose. Salita al castello decapitò il Barone e accese la rivolta popolare che si concluse con la distruzione dell’edificio, che non fu mai più ricostruito, e con l’istituzione del libero Comune.

La Battaglia delle arance rievoca questa ribellione: il popolo, rappresentato dalle nove squadre degli aranceri a piedi, combatte a colpi di arance contro le armate del Feudatario, rappresentate dai tiratori sui carri trainati da cavalli, che indossano protezioni e maschere che ricordano le antiche armature.

Il lancio delle arance affonda le sue radici intorno alla metà dell’Ottocento. Ancor prima, e più precisamente nel Medioevo, erano i fagioli i protagonisti della battaglia.

Si narra infatti che due volte all’anno il feudatario donasse una pignatta di fagioli alle famiglie povere e queste, per disprezzo, gettassero i fagioli per le strade. Gli stessi legumi erano anche utilizzati in tempo di carnevale, come scherzosi proiettili da lanciare addosso ad improvvisati avversari.

Nell’Ottocento insieme a coriandoli, confetti, lupini e fiori, le ragazze lanciavano dai balconi, mirando le carrozze del corteo carnevalesco, qualche arancia un aristocratico frutto esotico proveniente dalla Costa Azzurra. I destinatari erano giovincelli dai quali le stesse ragazze volevano essere notate.

Dalle carrozze si iniziò a rispondere scherzosamente a tono e, poco a poco, il gesto di omaggio si trasformò in duello.

Solo dal secondo dopoguerra con la nascita della prima squadra di aranceri la battaglia assunse i connotati attuali seguendo regole ben precise.

Alla Battaglia oggi prendono parte oltre 4000 tiratori a piedi suddivisi in nove squadre (Picche, Morte, Tuchini, Scacchi, Arduini, Pantere, Diavoli, Mercenari, Credendari) e oltre 50 carri trainati da cavalli (pariglie con a bordo 10 tiratori e tiri a quattro con a bordo 12 tiratori) per un totale di circa 5000 persone coinvolte.

Una vera e propria sfida sportiva nella quale alla fine chi è più bravo (e tira più arance con maggior intensità) vince. Il duello tra i tiratori a piedi e sul carro che spesso assume una forma di sfidai individuale, pur nella moltitudine è tanto più aspro quanto più è stretto il rapporto tra chi lo ingaggia: tirare più forte possibile è un segno di rispetto verso un conoscente, per onorare insieme la battaglia. Alla fine una stretta di mano sancisce la ritrovata amicizia.

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