Musei Reali di Torino: torna a brillare la Cappella Carlo Alberto

Musei Reali di Torino: torna a brillare la Cappella Carlo Alberto

© Alessandra Chiappori

Un nuovo restauro a Palazzo Reale, che restituisce la bellezza originale di un’opera firmata Pelagio Palagi. Aperta al pubblico dal 28 febbraio

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Torino - Lunedi 27 febbraio 2017

Una piccola e preziosa parte di Palazzo Reale torna a brillare e a farsi ammirare dal 28 febbraio. Si tratta della Cappella privata di Carlo Alberto, disegnata dall’artista Pelagio Palagi e da pochissimo restaurata per tornare ai fasti e alla brillantezza originali. La Cappella è un ambiente molto piccolo, pensato all’epoca – il progetto di Pelagi è datato 1837 – per il raccoglimento del sovrano. Tra le quattro pareti impreziosite da velluti vermigli si collocano un altare, ornato con un bassorilievo e inserito in un contesto di elementi lignei dalla splendida doratura, e una pala dipinta che raffigura la Sacra Famiglia, opera dello stesso Palagi datata poco più tardi del progetto, 1845.

«È una giornata di grande soddisfazione per noi – ha confermato il direttore dei Musei Reali, Enrica Pagella - la manutenzione di questi ambienti è un tema di primaria importanza. Si è infatti trattato, per la Cappella, non tanto di un restauro quanto di una manutenzione straordinaria che è riuscita a cambiare il volto dell’opera. Palagi, inoltre, è stato un artista determinante per Palazzo Reale». Protagonista insieme a Carlo Alberto della grande campagna di restauri che coinvolse le residenze sabaude di Torino e Racconigi, Pelagio Palagi fu, per questo motivo, accusato di essere il distruttore del barocco piemontese. Un appellativo tutt’altro che realistico, dal momento che fu proprio l’artista a introdurre a Palazzo Reale e in città uno stile neoclassico capace di sostenere il confronto con le altri corti italiane dell’epoca. Come ha efficacemente spiegato uno dei due direttori dei lavori di restauro, Franco Gualano, quella di Palagi è una ricerca di continuità con il barocco del Seicento in una lettura più moderata, a cui dare nuova luce insieme a citazioni e rimandi all’arte antica, come si coglie nei legami dell’opera pittorica della Cappella di Carlo Alberto con i grandi del passato come Raffaello o Correggio.

Il contributo per l’opera di restauro è arrivato dall’accordo triennale stretto dal Consiglio Regionale del Piemonte con Palazzo Reale nel 2013, un protocollo di intesa che di recente è stato rinnovato con un nuovo impegno pluriennale. La Cappella non è la prima opera su cui si è intervenuti: in un’ottica di conservazione e valorizzazione del Palazzo e dei suoi tesori, prima di lei, infatti, il Consiglio aveva sostenuto il restauro del dipinto di Felice Manassero Gruppo di cavalieri antichi, nonché il riallestimento della sala della colazione di Palazzo Reale con il dipinto di Blanchery e gli arredi.

Nel lavoro di manutenzione dell’opera è stato necessario allargare la ricerca fuori da Torino, in particolare a Bolgona, alla Biblioteca dell’Archiginnasio, istituzione presso cui sono conservati tutti i disegni di Pelagio Palagi, che fu lui stesso a donare alla città natale. Tra il materiale, sono stati indagati anche i numerosi e dettagliatissimi disegni che riguardavano il progetto per la Cappella di Carlo Alberto, in un minuzioso lavoro di restauro che ha generato anche uno studio sulle testimonianze storiche relative all’opera. «È un piccolo ambiente che risplende – il commento della direttrice dei lavori Maria Carla Visconti – Palagi, chiamato a Torino per un lavoro di riaggiornamento delle residenze, nasce come pittore ma sviluppa la propria attività come disegnatore, un artista che oggi definiremmo designer per la capacità incredibile nella visione e nel disegno».

La Cappella si trova al piano nobile di Palazzo Reale, con l’accesso dalla Sala delle Udienze. Si tratta di un piccolissimo vano ricavato in una sala cosiddetta orba. Un ambiente che era già presente prima dell’intervento di Palagi, ma che fu naturalmente riprogettato in ogni sua parte. Allo stesso modo, il restauro ha toccato ogni elemento di questa piccola sala. Le pareti sono state ripulite dalla polvere, che aveva appesantito e rovinato la stoffa del rivestimento, lacerata e abrasa, sono poi state riparate e consolidate fenditure e lacune nelle parti lignee mentre alla doratura originale è stata restituita l’intensa brillantezza dell’epoca. Il soffitto ha visto interventi che hanno consentito anche la reintegrazione con elementi trovati nei depositi del Museo. Ogni procedura, hanno spiegato i restauratori, è stata eseguita dopo attente ricerche archivistiche e dopo un serrato confronto con i documenti originali dei lavori, che descrivevano dettagliatamente i tipi di materiali e di decori con i quali gli ebanisti avrebbero dovuto avere a che fare. Alla brillantezza originale è tornata naturalmente anche la Pala d’altare, interessata da qualche difficoltà nel supporto e da sollevamenti e piccole cadute del colore. In particolare, la ripulitura del dipinto ha fatto sì che tornasse alla luce la data precisa che completava l’anno dell’opera, il 1845, e che è risultata essere il 20 gennaio.

Alessandra Chiappori

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