Truman Capote, Questa cosa chiamata amore al Gobetti

Truman Capote, Questa cosa chiamata amore al Gobetti

Gianluca Ferrato nei panni dello scrittore di Colazione da Tiffany. Un dandy irriverente ed esibizionista che racconta il lato oscuro dell'America. Dal 14 marzo

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Torino - Giovedi 9 marzo 2017

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Truman Capote, Questa cosa chiamata amore di Massimo Sgorbani, con Gian Gianluca Ferrato diretto da Emanuele Gamba è lo spettacolo in scena al Gobetti da martedì 14 e fino a domenica 19 marzo.

Né un biopic, né una lettura analitica dei suoi molti capolavori: il Capote di Gianluca Ferrato, diretto da Emanuele Gamba, è un grande atto d’amore per la letteratura e per il teatro.

«Tutta la letteratura è pettegolezzo». Così Truman Capote liquidava con una delle sue abituali provocazioni anti-letterarie qualsiasi visione sacrale dell’arte e dell’artista. Pettegolezzo inteso come svelamento di ciò che non si sa, indagine sui lati oscuri dell’America, in modo leggero e profondo, snob e vivace come un Vodka Martini.
È il Capote più irriverente, infatti, quello che emerge in questo spettacolo, dove Massimo Sgorbani disegna per Gianluca Ferrato un dandy, un esibizionista, un personaggio pubblico prima ancora che un grande scrittore: l’anticonformista per eccellenza, che può permettersi di parlare con la stessa dissacrante arguzia di Hollywood e della società letteraria newyorkese, di Jackie
Kennedy e Marilyn Monroe, di Hemingway e Tennessee Williams, senza mai risparmiare se stesso, i suoi vizi, le sue manie, i suoi successi e fallimenti.

Ferrato trasmette ciò che Capote continua a dire anche a chi lo legge a distanza di anni: il lato oscuro dell’America; la paura dello sconosciuto che minaccia la tua famiglia e la tua proprietà; la paura e insieme l’attrazione che suscita il “iverso; ma anche la paura che lo stesso diverso prova sentendosi tale e tentando di essere accettato, salvo scoprirsi in extremis tollerato (come diceva Pasolini) solo ipocritamente, e riappropriandosi dell’unica identità che, a ben vedere, gli è stata realmente concessa, quella di intruso, di presenza minacciosa.

Le scene sono di Massimo Troncanetti, i costumi di Elena Bianchini e i suoni di Giorgio De Santis.

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